Ridere è una delle attività più antiche e universali dell’essere umano, eppure la scienza fa ancora fatica a spiegarne appieno i meccanismi. Secondo gli studi sul senso dell’umorismo, ridiamo quando percepiamo un’incongruenza: il nostro cervello si aspetta una cosa, e ne riceve un’altra. È il cosiddetto effetto sorpresa cognitiva, alla base di quasi ogni barzelletta ben costruita. Ma non siamo gli unici: ratti e scimpanzé producono vocalizzazioni simili alla risata durante il gioco, segno che il fenomeno ha radici evolutive profonde. Nella storia, però, l’approccio alla comicità è cambiato radicalmente. Gli Antichi Romani, per esempio, erano maestri dell’ironia politica e dell’umorismo scatologico — i graffiti di Pompei ne sono la prova più colorita. Si rideva dei potenti, dei medici, dei filosofi. Proprio dei medici. E guarda caso, anche oggi.
La Barzelletta
Un signore entra in farmacia e chiede al farmacista:
– Mi scusi, ha un rimedio per la tosse?
– Ma certo, ho qualcosa di davvero portentoso: le pastiglie del dottor Smith!
– No no, per favore, mi dia qualcos’altro.
– Ma sono buone! Perché non le vuole?
– Il dottor Smith sono io!
Perché Fa Ridere
Il meccanismo comico qui è un classico colpo di scena finale: per tutta la barzelletta pensiamo che il protagonista stia rifiutando le pastiglie per diffidenza o per cattive esperienze con quel medico. Il ribaltamento dell’aspettativa arriva nell’ultima battuta, quando scopriamo che il paziente scettico e il medico sono la stessa persona. Un dottore che non si fida delle proprie medicine è, in fondo, il paziente più onesto del mondo.
