Ducati, Norton, Triumph dominavano il mondo delle moto fino a quando un costruttore giapponese non portò al salone di Tokyo qualcosa che nessuno si aspettava

Stabilire quale sia la moto più bella del mondo è un esercizio che richiede molto più della semplice passione. Serve distacco, cultura storica, capacità di leggere un oggetto meccanico come si leggerebbe un’opera d’arte: senza pregiudizi nazionalistici, senza nostalgie generazionali e, soprattutto, senza quella tendenza a confondere ciò che si ama con ciò che è oggettivamente straordinario. Eppure, tra migliaia di modelli prodotti in oltre un secolo di motociclismo, ce n’è uno che torna sempre, in ogni discussione seria tra appassionati.

Prima e dopo: il motociclismo ha una data di svolta precisa

Il mercato delle due ruote, a differenza di quanto sta accadendo all’automotive, non conosce crisi strutturali. Le moto continuano a vendere, ad appassionare, a generare cultura. Ma per capire qual è la moto più bella e più importante mai prodotta, bisogna fare un passo indietro e riportarsi alla fine degli anni Sessanta, quando il motociclismo europeo dominava la scena globale senza rivali credibili all’orizzonte.

In quel periodo, i nomi che contavano erano quelli di sempre: Moto Guzzi, Ducati, Laverda, Norton, Triumph. Brand con storia, con identità, con una base di appassionati fedelissima. Nessuno, in quegli anni, avrebbe scommesso su un costruttore giapponese capace di sovvertire l’ordine costituito in un colpo solo. Eppure è esattamente quello che accadde.

Honda CB750 Four: la moto che ha riscritto le regole

Quando la Honda 750 Four venne presentata al Salone di Tokyo del 1968, il mondo del motociclismo si trovò davanti a qualcosa di inatteso. Non si trattava semplicemente di una nuova moto: era una dichiarazione di intenti, un cambio di paradigma che avrebbe diviso la storia delle due ruote in un “prima” e un “dopo”.

Prodotta dal 1969 al 1978, la CB750 Four portava con sé una serie di caratteristiche tecniche che, per l’epoca, rappresentavano l’avanguardia assoluta:

  • Motore a 4 tempi e 4 cilindri in linea da 736 cm³
  • Distribuzione in testa a catena
  • Avviamento elettrico di serie, una rarità assoluta nel segmento
  • Cambio a 5 rapporti
  • Alimentazione affidata a 4 carburatori Keihin da 28 mm
  • Potenza di 69 CV a 8.000 giri/min
  • Velocità massima dichiarata di 200 km/h
  • Percorrenza dei 400 metri da fermo in 13,5 secondi, con velocità d’uscita superiore ai 160 km/h

La ciclistica: numeri che ancora oggi fanno riflettere

Sul fronte telaio e impianto frenante, la Honda 750 Four portava in dote un disco anteriore da 290 mm — una soluzione allora rarissima sulle moto di serie — abbinato a un tamburo posteriore da 178 mm. I cerchi erano da 19 e 18 pollici, calzati rispettivamente con pneumatici 3.25-19 e 4.00-18. Il peso dichiarato a secco si attestava sui 239 kg, un valore tutt’altro che leggero, ma perfettamente giustificato dalla complessità meccanica del mezzo.

La strumentazione era completa e moderna per gli standard dell’epoca, e il motore si distingueva per una affidabilità fuori dal comune, caratteristica che i concorrenti europei — spesso geniali ma capricciosi — faticavano a garantire con la stessa costanza.

Perché la CB750 Four è ancora oggi insuperata come icona

La bellezza della Honda 750 Four non è solo estetica, anche se le sue linee rimangono straordinariamente equilibrate ancora oggi. È una bellezza sistemica: ogni componente ha un senso, ogni scelta tecnica racconta una visione. Honda non si limitò a costruire una moto potente, ma progettò un oggetto capace di essere al tempo stesso prestazionale, affidabile, accessibile e — fatto non secondario — visivamente elegante.

Nel giro di un decennio, grazie a una serie di evoluzioni e varianti di cilindrata, Honda aveva di fatto ridefinito il concetto stesso di motocicletta stradale, rendendo obsoleta gran parte della concorrenza con una rapidità che ancora oggi sorprende gli storici del settore. I grandi marchi europei, che per decenni avevano dettato legge, si trovarono improvvisamente a dover inseguire uno standard che non avevano contribuito a creare.

Quello che rende la CB750 Four una pietra miliare irripetibile è il contesto in cui nacque: non era il prodotto di un mercato che chiedeva innovazione, ma di una visione industriale che l’innovazione la impose dall’alto, cambiando per sempre le aspettative dei motociclisti di tutto il mondo. E quando si parla della moto più bella mai costruita, questo conta quanto — se non più — di qualsiasi curva della carrozzeria.

La Honda CB750 Four è davvero la moto più bella mai costruita?
Sì niente la supera
Grande ma non la più bella
Preferisco le europee dell'epoca
È importante ma non bella
Ci sono capolavori successivi

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